Cristo come precursore del movimento romantico nella vita

08.05.2019

Oscar Wilde - "De Profundis" di Samanta Marzullo

"De Profundis" è una lunga lettera che lo scrittore irlandese Oscar Wilde (Dublino 1854 - Parigi 1900) scrisse per Lord Alfred Douglas durante la prigionia nel carcere di Reading, dove scontò una pena di due anni ai lavori forzati per il reato di sodomia.Wilde esamina se stesso, con l'intento di scandagliare la propria anima e mettere in luce i propri pensieri, le rimembranze, le ossessioni e i rimpianti che sente ogniqualvolta riaffiora la memoria del tormentato rapporto con Lord Douglas.Ma quello che mi preme osservare con questa breve disamina, è una particolare riflessione che lo scrittore inserisce nell'opuscolo, desunta dalla vastità delle sue evoluzioni intellettuali, dal suo bagaglio - o più che bagaglio, un intero scomparto - culturale, dalla sua sensibilità profonda e connaturata, come poeta, scrittore, uomo. La riflessione in sé abbraccia ciò che concerne la Metafisica, in quanto scienza filosofica e non slancio spirituale, contrapposta al legame tra Cristo e l'Arte - "[...] mentre la Metafisica aveva per me scarso interesse [...], non vi era nulla di ciò che Platone e Cristo avevano detto che non potesse essere trasferito immediatamente alla sfera dell'arte, e non trovasse qui il suo compimento" - proprio attraverso queste righe, si snoda un'immagine nuova, l'immagine di un Gesù poetico, un gentiluomo, "il vero precursore del movimento romantico nella vita" - "Egli comprese la lebbra del lebbroso, l'oscura notte del cieco, l'infelicità selvaggia di coloro che vivono per il piacere, la strana povertà dei ricchi. [...] ciò che accade al prossimo accade a noi stessi; e se ti serve un motto da leggere all'alba e alla notte, per dolertene e per rallegrartene, scrivi sulla parete della tua casa in lettere che il sole indori e la luna inargenti: 'Ciò che accade al prossimo accade a noi stessi'; e se qualcuno ti domanderà il significato di questa iscrizione, puoi rispondere che significa 'il cuore di Cristo Signore e la mente di Shakespeare'." Secondo Wilde, il legame tra Cristo e la Poesia è indissolubile, ridesta in noi quella inclinazione al meraviglioso, un'idea di bellezza pura, eterea, che si comprova nell'atto estremo, il sacrificio di Cristo per la salvezza dell'umanità intera. In parallelo v'è un'ulteriore considerazione che Wilde fa, riprendendo dalla sua poetica il tono sferzante e tagliente, in merito al vuoto formalismo religioso - "Disse che il formalismo e le cerimonie eran fatte per l'uomo, non l'uomo per le cerimonie e il formalismo. [...] La fredda filantropia, la carità ostentata in pubblico, i tediosi formalismi tanto cari alla mentalità della media borghesia, tutto questo egli denunciò con un disprezzo totale e spietato. Per noi, ciò che si dice ortodossia è solo acquiescenza passiva e priva di intelligenza: ma per costoro, nelle loro mani, era una tirannia terribile e paralizzante. Cristo la spazzò via. Disse che solo lo spirito aveva valore."Nient'altro che una prospettiva, una diversa angolazione dalla quale affacciarsi per contemplare l'immagine di un Uomo, il Figlio di Dio, colui che ha cambiato le sorti della storia, in modo del tutto anticonvenzionale e rivoluzionario.
"[...] E davvero, se il suo posto è tra i poeti, egli è il principe di tutti gli innamorati. Egli vide che l'amore era quel segreto che il mondo ha perduto e di cui i sapienti erano alla ricerca; e che solo grazie all'amore possiamo accostarci al cuore del lebbroso o ai piedi del trono di Dio."Samanta Marzullo

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